Infezione in ospedale: fatalità o errore? Come capire se hai diritto al risarcimento

Entrare in ospedale per risolvere un problema di salute e uscirne con una complicazione grave dovuta a un batterio contratto in corsia è una situazione drammatica, ma purtroppo non rara. Le infezioni correlate all’assistenza (dette anche infezioni nosocomiali) rappresentano una delle cause più frequenti di contenzioso medico-legale in Italia.

Molti pazienti e familiari ritengono che un’infezione sia una semplice “fatalità” o una complicanza inevitabile. Dal punto di vista giuridico, tuttavia, le cose stanno diversamente: le strutture sanitarie hanno il preciso dovere di garantire un ambiente sicuro e la legge prevede tutele chiare per chi subisce un danno.

Che cos’è un’infezione nosocomiale?

Si parla di infezione nosocomiale quando un paziente contrae un’infezione durante il ricovero o a seguito di una prestazione sanitaria (come un intervento chirurgico, un’intubazione o l’inserimento di un catetere), a condizione che l’infezione non fosse manifesta né in incubazione al momento dell’ingresso in struttura.

Tra i patogeni più comuni rientrano batteri resistenti agli antibiotici come lo Staphylococcus aureus o il Pseudomonas aeruginosa, capaci di causare complicanze che vanno da infezioni cutanee e polmoniti fino a sepsi severe.

Di chi è la responsabilità? Il “contratto” tra paziente e ospedale

Quando ci si ricovera in una clinica o in un ospedale (sia pubblico che privato), si stringe automaticamente quello che il diritto definisce “contratto di spedalità”. Questo accordo non obbliga la struttura solo a erogare cure mediche, ma anche a garantire la sicurezza, l’igiene e la protezione della salute del paziente.

Di conseguenza, la responsabilità per un’infezione contratta in corsia ricade in primis sull’azienda sanitaria.

Come funziona l’onere della prova: chi deve dimostrare cosa?

Nel campo delle infezioni ospedaliere, il legislatore e la giurisprudenza hanno stabilito regole precise sull’onere della prova, che avvantaggiano significativamente il cittadino.

  • Cosa deve dimostrare il paziente: Il danneggiato non deve scoprire da quale specifico strumento sia partito il batterio. Deve unicamente dimostrare il ricovero presso la struttura e l’insorgenza dell’infezione in un lasso di tempo compatibile con la degenza (solitamente a distanza di almeno 48 ore dall’ingresso o entro pochi giorni dalla dimissione).
  • Cosa deve dimostrare la struttura sanitaria: Per liberarsi dalla responsabilità, l’ospedale non può limitarsi a sostenere che “è stato un caso sfortunato”. Deve dimostrare di aver adottato ed effettivamente applicato tutte le misure di prevenzione necessarie.

Come confermato a più riprese dalla Corte di Cassazione (tra cui la sentenze n. 6386/2023 ), per andare esente da colpa l’ospedale deve provare per iscritto:

  • Il rispetto rigoroso dei protocolli di sterilizzazione e igiene degli ambienti.
  • La corretta disinfezione dello strumentario e la gestione dei rifiuti rischiosi.
  • L’adeguatezza degli impianti di aerazione e condizionamento.
  • Il monitoraggio periodico dei germi patogeni e il controllo delle infezioni interne.

Se la struttura non riesce a fornire la documentazione completa che atterra la corretta e costante applicazione di queste procedure, è tenuta al risarcimento del danno.

Quali danni si possono risarcire?

Se l’infezione causa un prolungamento della degenza, la necessità di nuovi interventi, postumi invalidanti permanenti o, nei casi più gravi, il decesso del paziente, è possibile richiedere il risarcimento per:

  1. Danno biologico: la lesione dell’integrità psicofisica temporanea o permanente.
  2. Danno morale ed esistenziale: la sofferenza interiore e il peggioramento della qualità della vita.
  3. Danno patrimoniale: le spese mediche sostenute e il mancato guadagno lavorativo legato all’inabilità.
  4. Danno da perdita del rapporto parentale: il risarcimento spettante ai familiari nel caso in cui l’infezione abbia condotto alla morte del congiunto.

Come comportarsi in pratica: i primi passi da compiere

Se sospetti che tu o un tuo familiare abbiate contratto un’infezione in ospedale, la tempestività e la precisione nella raccolta degli elementi sono fondamentali.

  • Richiedi la cartella clinica completa: fai richiesta formale all’ospedale per ottenere la copia integrale della cartella clinica, compresi i referti degli esami colturali, le consulenze infettivologiche e le schede di dimissione.
  • Conserva la documentazione medica successiva: conserva referti, prescrizioni di antibiotici e ricevute di spese sanitarie legate alle cure dell’infezione.
  • Affidati a esperti di responsabilità sanitaria: prima di intraprendere qualsiasi azione legali, è indispensabile far analizzare il caso da un avvocato specializzato insieme a un medico legale di fiducia. Una perizia medico-legale preventiva permetterà di valutare la fondatezza della richiesta e di impostare una strategia d’azione solida.

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